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L'età Dell'oro - Ali Hassoun E Annika Geigel

Località: Milano Regione: Lombardia
dal: 19 Ottobre 2026
dal: 24 Novembre 2026



La pittura come possibilità di creare un mondo nel quale culture, religioni ed epoche differenti convivono e l’umanità ritrova una relazione armoniosa con la natura e con la propria dimensione spirituale. È questa l’idea al centro di The Golden Age, la mostra di Ali Hassoun e Annika Geigel, a cura di Alessandro Riva, alla Galleria Vik Milano dal 19 ottobre al 24 novembre 2026,con inaugurazione lunedì 19 ottobre alle ore 18.30.Nelle tele di Ali Hassoun, donne di culture, religioni e provenienze differenti incontrano le grandi immagini della storia dell’arte, in uno spazio dove l’Africa, il mondo arabo e l’Occidente contemporaneo convivono con la memoria della pittura italiana e le icone della Pop Art. L’arte diventa il paesaggio comune di questa umanità plurale: le citazioni, i colori, le trame dei tessuti e la presenza quotidiana delle figure compongono un universo nel quale ciascuno conserva la propria storia e può riconoscersi in quella degli altri. Particolarmente emblematico, tra gli altri, è il dittico Il Buongoverno in Città e in Campagna, che riprende il celebre ciclo di Ambrogio Lorenzetti, facendo comparire davanti alle architetture e ai paesaggi senesi grandi figure di donne africane intente a versare il grano. Il gesto acquista una solennità rituale, il grano scende come una pioggia d’oro e le donne appaiono come antiche madri del mondo, portatrici di nutrimento e di saggezza, quasi interpreti di una generosità divina che si riversa sulla terra. L’idea del buon governo si apre così all’immagine di un’umanità capace di condividere l’abbondanza, riconoscendo nella prosperità un bene comune. Nella pittura di Annika Geigel, invece, l’Età dell’oro assume la forma di un paradiso intimo e sensuale, nel quale figure femminili, uccelli, piante e fiori partecipano della stessa vitalità, mentre gli ornamenti dei tessuti proseguono il movimento della vegetazione e il colore unisce corpi e ambienti. Le donne abitano questo universo come presenze libere, in un tempo sospeso nel quale le differenze di origine, età e condizione sociale cessano di stabilire gerarchie; anche quando il giardino lascia spazio all’intimità domestica, permane una continuità fra la vita interiore, la natura e le cose della quotidianità. Le due diverse forme di pittura si incontrano così nell’idea che la creazione di un mondo nuovo proceda insieme a una trasformazione interiore, secondo quel percorso di “trasfigurazione e raffinazione del mondo” che Hassoun evoca nei suoi appunti per la mostra, accostandolo alla ricerca degli alchimisti: il passaggio dai metalli comuni all’oro diventa l’immagine di un lavoro su sé stessi, di una progressiva liberazione dai vincoli della materia attraverso la quale imparare a riconoscere, nella realtà quotidiana, le possibilità di un’esistenza diversa. Nella propria lettura delle antiche tradizioni spirituali, Hassoun estende questa trasformazione alla storia collettiva, interpretando il turbamento del presente come il passaggio fra un ciclo dominato dalla vita materiale e una nuova stagione dell’umanità. “Siamo all’inizio del ciclo successivo di elevazione spirituale e i turbamenti forti che stiamo vivendo sono il segno del compimento e della trasfigurazione”, scrive l’artista. La pittura può cogliere i primi indizi di questa realtà che sta affiorando: gli artisti impegnati nella ricerca interiore, nelle parole di Hassoun, “avvertono il suo profumo nel loro studio e lo impregnano nelle loro opere”. È questa realtà a prendere il nome di Golden Age, una condizione di armonia la cui possibilità è già custodita nell’esistente e che si invera nell’iconografia di una sorta di moderno Giardino dell’Eden, un microcosmo ideale e utopico: “Questo luogo non è fuori dal nostro mondo fisico”, scrive Hassoun, “ma è soltanto nascosto come le polveri dell’oro nel crogiuolo dell’alchimista”. “L’Età dell’oro di Ali Hassoun e Annika Geigel è un’utopia della pittura, nella quale passato, presente e futuro abitano lo stesso spazio e le differenze fra culture diventano parte di un’armonia possibile”, scrive il curatore Alessandro Riva. “L’artista vi agisce come un demiurgo, un alchimista che mescola memorie, immagini e frammenti del quotidiano per creare una nuova realtà, un hortus conclusus dove gli odi, la violenza, la propaganda e i nazionalismi perdono il proprio potere venefico e ammorbante. Proprio qui avviene il paradosso: quella che potrebbe apparire una fuga dalla realtà, un rifugio nell’immaginazione di fronte all’inestirpabile violenza del presente, diventa in realtà un affondo nel mondo reale, nei suoi meccanismi sotterranei e segreti, un invito a riconoscere, sotto l’assordante rumore dei conflitti e degli odi incrociati, la possibilità di un modo diverso di agire e di essere, da far nascere dentro di noi e nella relazione con l’altro. L’utopia di Ali e Annika è dunque prima di tutto umanistica e spirituale, nasce dal riconoscimento di un’umanità condivisa e trova nella pittura il luogo in cui questa trasformazione può già cominciare: nell’altro che smette di essere uno straniero o un estraneo, nelle memorie che diventano patrimonio comune, nelle differenze che perdono la propria funzione di frontiera; un’utopia che comincia nello sguardo e investe il nostro modo di stare al mondo”. Gli artisti Nato a Sidone, in Libano, nel 1964,Ali Hassoun si trasferisce in Italia nel 1982,studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze e nel 1992 si laurea in Architettura nella stessa città. Alla nazionalità libanese affianca quella italiana, facendo dell’incontro fra le radici arabo-mediterranee e la cultura europea uno dei motivi centrali della sua ricerca. Fra le principali tappe espositive figurano Alla confluenza dei due mari, a cura di Martina Corgnati, al Palazzo Pubblico di Siena nel 2010,anno in cui realizza anche il drappellone del Palio di luglio; Il POPolo vuole, a cura di Luca Beatrice, al Museo Piaggio di Pontedera nel 2013; la presentazione del suo lavoro nel Padiglione del Libano a Expo Milano nel 2015 e la personale Crossover allo Studio Guastalla nel 2017.Nata a Monaco di Baviera nel 1995,Annika Geigel sviluppa fin dall’infanzia un interesse per la pittura, l’Africa e l’Oriente, costruendo attraverso una formazione autodidatta un linguaggio figurativo legato all’incontro fra culture e alla dimensione spirituale dell’esistenza. L’incontro con Hassoun dà avvio a un sodalizio artistico e personale che si sviluppa fra Milano, Monaco e Dubai, dove nel 2023 i due presentano la bipersonale Bidaya, “inizio” in arabo. Oggi condividono una casa-studio a Marina di Pietrasanta, nella quale il confronto quotidiano accompagna le rispettive ricerche, estese anche alla ceramica e, per Hassoun, al bronzo e al mosaico. INFO: THE GOLDEN AGE — Ali Hassoun e Annika Geigel A cura di Alessandro Riva Galleria Vik Milano, via Silvio Pellico 8,Milano 19 ottobre – 24 novembre 2026 Inaugurazione: lunedì 19 ottobre 2026,ore 18.30 Paola Martino Press Office ufficiostampa@paolamartinopress. It +39 333 2939557

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